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Rappresentazione visiva dell'articolo: Riscatto della laurea: 

come funziona davvero e quando conviene farlo

Il riscatto della laurea è spesso presentato come una scorciatoia per colmare i “buchi contributivi” del periodo universitario e migliorare la propria posizione previdenziale.

In pratica, è un modo per trasformare gli anni di studio in anni di contribuzione effettiva, accreditandoli all’INPS come se fossero stati anni di lavoro.

Ma è davvero così vantaggioso come sembra? In questo articolo analizziamo come funziona, quanto costa e in quali casi può convenire - confrontando anche questa opzione con una strategia alternativa di investimento previdenziale.


📘 Cos’è il riscatto della laurea

Durante gli anni universitari, salvo contratti di lavoro regolari, non vengono versati contributi previdenziali. Questo genera un “vuoto” nella carriera contributiva che, in un sistema pensionistico sempre più basato sull’anzianità, può significare una pensione più bassa o un accesso ritardato.

Il riscatto della laurea consente di colmare questo vuoto versando oggi i contributi per gli anni di studio, così da:

● aumentare l’anzianità contributiva;

● incrementare l’importo futuro della pensione;

● in alcuni casi, anticipare l’età pensionabile.


🎓 Quali titoli si possono riscattare

La normativa prevede la possibilità di riscattare:

● lauree triennali, magistrali o a ciclo unico;

● dottorati di ricerca;

● diplomi di specializzazione;

● titoli conseguiti all’estero, se riconosciuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca.


📌 Attenzione:

● si possono riscattare solo gli anni legali del corso di studi (non gli anni fuori corso);

● non è possibile riscattare periodi già coperti da contribuzione (ad esempio, lavori part-time durante l’università).


💡 Perché farlo: i potenziali vantaggi

Il riscatto della laurea offre due benefici principali:

1️⃣ Aumenta l’importo della pensione → gli anni riscattati vengono conteggiati nel calcolo dell’assegno previdenziale.

2️⃣ Anticipa l’accesso alla pensione → raggiungendo prima i requisiti di contribuzione previsti (es. da 35 a 40 anni di lavoro).

Fin qui tutto sembrerebbe vantaggioso: “pago oggi, guadagno tempo e contributi domani”.

Tuttavia, c’è un aspetto che non si può trascurare: il costo.


💰 Le due modalità di riscatto

Esistono due modalità principali: il riscatto ordinario e il riscatto agevolato.

🔹 Riscatto ordinario

È la formula “classica” e più onerosa.

Per chi rientra nel sistema contributivo (cioè chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995), il costo si calcola così:

- reddito annuo lordo × 33% × numero di anni da riscattare

📊 Esempio:

Un professionista con 38.000 € di reddito annuo e una laurea magistrale di 5 anni dovrà versare:

- 38.000 × 0,33 × 5 = 62.700 € (circa 12.540 € all’anno).

🔹 Riscatto agevolato

Dal 2019 è disponibile una versione semplificata e più economica, basata su un reddito convenzionale minimo stabilito annualmente dall’INPS.

Nel 2025 il costo è 6.123 € per anno.

📊 Esempio:

6.123 × 5 = 30.615 € totali per una laurea magistrale.


💬 In sintesi: l’opzione agevolata dimezza quasi la spesa, ma il principio rimane lo stesso - stai versando oggi per anticipare o aumentare la pensione di domani.


📈 Un caso pratico: conviene davvero?

Immaginiamo un lavoratore di 43 anni con uno stipendio annuo di 24.000 €.

Vuole riscattare i 5 anni di università.

Riscatto agevolato: 30.380 €

Riscatto ordinario: 39.600 €


📊 Effetti sulla pensione (a 69 anni):

● Senza riscatto → 21.000 € annui

● Con riscatto agevolato → 22.830 € annui (+152 €/mese)

● Con riscatto ordinario → 23.380 € annui (+198 €/mese)


➡️ Il recupero del capitale versato avverrebbe dopo circa 16 anni e mezzo di pensione.

In altre parole, l’operazione inizia a convenire solo oltre gli 85 anni di età.


💸 E se invece investissi la stessa cifra?

Supponiamo che il lavoratore decida di non riscattare la laurea e di investire 30.000 € in un portafoglio diversificato con rendimento medio annuo del 4%.

Dopo 25 anni, il capitale diventerebbe circa 81.000 €.

Prelevando solo gli interessi annuali, avrebbe un reddito mensile di circa 270 €, mantenendo il capitale intatto.

📌 Conclusione intermedia: investire quella somma può garantire un flusso più alto (270 € vs 152 € al mese) e, soprattutto, lascia intatto il capitale, che può essere utilizzato o trasmesso agli eredi.


E se l’obiettivo fosse anticipare la pensione?

Riscattando la laurea, si può accedere alla pensione anticipata - ad esempio, a 64 anni anziché a 69.

Ma il rovescio della medaglia è una riduzione significativa dell’assegno.

Nel caso precedente:

● Pensione anticipata a 64 anni → 16.880 € annui (−4.120 € rispetto alla pensione piena).

● Inoltre, si rinuncia al rendimento potenziale che si sarebbe potuto ottenere investendo i 30.000 €.


💡 Sommando tutto, la perdita complessiva supera i 560 € al mese rispetto all’alternativa dell’investimento e dell’attesa.


⚖️ Quando può avere senso il riscatto

Il riscatto della laurea non è sempre sconveniente, ma richiede valutazioni precise. Può risultare utile in casi specifici:

● redditi elevati e stabilità contributiva consolidata;

● necessità di raggiungere rapidamente la pensione anticipata;

● alto valore personale attribuito al tempo libero o al pensionamento anticipato;

● adesione a formule agevolate e possibilità di detrazione fiscale completa.


🌱 Conclusione

Riflettere sul proprio futuro previdenziale è un atto di responsabilità, ma è fondamentale farlo con un approccio razionale e personalizzato.

Il riscatto della laurea può sembrare una scorciatoia verso la pensione, ma nella maggior parte dei casi si rivela un investimento rigido e poco efficiente, con tempi di recupero lunghi e capitale non più disponibile.

Per la maggioranza dei lavoratori, destinare la stessa cifra a un piano di investimento previdenziale diversificato e flessibile rappresenta una strategia più vantaggiosa e sostenibile nel tempo.

Ogni situazione, però, è unica: età, reddito, carriera e obiettivi personali influenzano profondamente la convenienza dell’operazione.


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