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Rappresentazione visiva dell'articolo: Private credit: rendimenti interessanti… ma a quale prezzo?

Negli ultimi anni il private credit è passato da nicchia per investitori istituzionali a componente sempre più diffusa anche nei portafogli retail. Parliamo di finanziamenti erogati direttamente da fondi a imprese, al di fuori del circuito bancario tradizionale.

Un’evoluzione significativa, che però porta con sé caratteristiche - e criticità - molto diverse rispetto al credito regolamentato.


📌 Crescita veloce, ma con fondamenta diverse

L’espansione del settore nasce in gran parte dopo la crisi finanziaria, quando le banche hanno progressivamente ridotto l’erogazione di credito su alcune operazioni più rischiose o meno standardizzate.

In questo spazio si sono inseriti fondi e operatori alternativi, con un modello che cambia profondamente le regole del gioco:

✔️ covenant più deboli rispetto al credito bancario

✔️ maggiore discrezionalità nella gestione

✔️ livelli di trasparenza inferiori

✔️ processi meno standardizzati

👉 Non è semplicemente “credito alternativo”: è un sistema con logiche proprie, meno vincolato ma anche meno protetto.


⚠️ Il nodo centrale: la liquidità (vera)

Il vero punto critico del private credit è la liquidabilità degli investimenti.

I fondi investono in strumenti che:

✔️ non sono quotati

✔️ non hanno un mercato secondario efficiente

✔️ richiedono tempo per essere smobilizzati

👉 Questo significa che la liquidità è strutturalmente limitata, non contingente.


Negli ultimi anni sono stati introdotti veicoli “semi-liquidi”, soprattutto per investitori privati, con:

✔️ finestre di uscita periodiche

✔️ limiti ai rimborsi

✔️ meccanismi di gating (blocchi alle uscite)

Ma questa è una liquidità condizionata, non garantita.


🚨 Le tensioni recenti: quando la liquidità sparisce

Il 2026 ha segnato un passaggio chiave. Nel mese di marzo sono emerse con chiarezza le fragilità del sistema, con diversi grandi gestori globali costretti a intervenire per contenere le richieste di rimborso.

Tra i casi più rilevanti:

✔️ Apollo Global Management → limitazioni ai riscatti su un fondo di private credit da circa 15 miliardi di dollari

✔️ BlackRock → restrizioni sui prelievi a fronte di richieste elevate

✔️ Ares Management, Morgan Stanley, Blue Owl → attivazione di meccanismi di contenimento delle uscite

👉 In pratica, diversi fondi hanno chiuso o rallentato il rubinetto della liquidità.


La causa è strutturale:

✔️ aumento simultaneo delle richieste di rimborso

✔️ attivi difficili da liquidare rapidamente

✔️ necessità di evitare vendite forzate a prezzi penalizzanti

👉 Il risultato: i gestori hanno attivato “gate” per proteggere il valore dei portafogli, ma a scapito della liquidabilità per gli investitori.


Questo tipo di dinamica non è episodico, ma coerente con la natura dell’asset class.


📉 Il rischio operativo per l’investitore

Il rischio concreto è spesso sottovalutato:

👉 l’accesso è semplice, l’uscita molto meno.


Nei regolamenti dei fondi è normalmente previsto che:

✔️ i rimborsi siano limitati a una quota del patrimonio

✔️ le richieste eccedenti vengano posticipate


In uno scenario di stress, questo si traduce in:

✔️ impossibilità temporanea di disinvestire

✔️ tempi di uscita incerti

✔️ esposizione prolungata rispetto alle aspettative iniziali

👉 In sostanza: la liquidità promessa diventa subordinata alle condizioni di mercato.


💸 Costi elevati: l’altra faccia del rendimento

Il private credit viene spesso presentato come soluzione ad alto rendimento. Meno evidente è la struttura dei costi.

Tipicamente troviamo:

✔️ commissioni di gestione elevate

✔️ commissioni di performance

✔️ costi indiretti legati alla strutturazione delle operazioni

👉 Il rendimento netto può risultare significativamente inferiore rispetto a quello “teorico”.


In alcuni casi, una quota importante del valore generato viene assorbita dalla struttura commissionale.


👥 L’apertura al retail aumenta la fragilità

L’ingresso degli investitori privati ha ampliato il mercato, ma ha anche introdotto una variabile critica.

Il retail tende a:

✔️ reagire più velocemente alle fasi di incertezza

✔️ richiedere liquidità nei momenti peggiori


Questo crea un mismatch evidente tra:

✔️ natura illiquida degli investimenti

✔️ aspettative di flessibilità

👉 Ed è proprio questo mismatch che amplifica le tensioni nei momenti di stress.


🔗 Esposizione a settori “caldi”

Una quota crescente dei finanziamenti è stata indirizzata verso settori ad alta crescita, come tecnologia e intelligenza artificiale.

Se da un lato questo ha sostenuto lo sviluppo del settore, dall’altro introduce un rischio aggiuntivo:

👉 valutazioni elevate oggi possono tradursi in criticità domani, soprattutto se i flussi di cassa attesi non si materializzano.


📊 In sintesi

Il private credit è ormai una componente stabile dei mercati finanziari, ma va analizzato senza semplificazioni.

I punti chiave oggi sono ancora più evidenti alla luce delle tensioni recenti:

⚠️ Liquidità reale vs liquidità percepita

💸 Rendimento netto vs rendimento lordo comunicato

🚨 Rischio di blocco dei riscatti nei momenti critici

👉 Gli eventi del 2026 lo dimostrano chiaramente:

quando molti investitori cercano di uscire contemporaneamente, la liquidità non sempre è disponibile.

E in quel momento emerge la vera natura dello strumento - spesso diversa da quella percepita in fase di sottoscrizione.


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