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Rappresentazione visiva dell'articolo: Imposta di bollo: cosa cambia nel 2026 e chi deve pagarla

L’imposta di bollo sui conti correnti è uno di quei costi “silenziosi” che spesso passano inosservati, ma che incidono in modo concreto sulla gestione finanziaria, soprattutto per imprese e professionisti.

Dal 2026 entrano in vigore alcune novità rilevanti, in particolare per gli enti del Terzo Settore e per alcune categorie specifiche di soggetti esenti.

Vediamo in modo chiaro cosa cambia, chi deve pagarla e come funziona.


📌 Cos’è l’imposta di bollo

L’imposta di bollo è un tributo previsto dalla normativa italiana che si applica ai conti correnti e ai prodotti finanziari.

Nel caso dei conti correnti, ha una caratteristica importante:

👉 è un costo fisso, indipendente dal saldo presente sul conto.

Viene addebitata in occasione della rendicontazione periodica (estratto conto), quindi nella pratica il cliente la paga senza dover fare nulla.


🎯 Importo e modalità di addebito

Per le persone giuridiche (società, enti, associazioni):

💰 118 euro annui per ogni conto corrente

📅 Addebito generalmente trimestrale (29,50€ a trimestre)


Per le persone fisiche (inclusi ditte individuali e liberi professionisti):

💰 34,20 euro annui

⚠️ Solo se la giacenza media annua supera i 5.000€


👉 Se la giacenza media è pari o inferiore a 5.000€, l’imposta non è dovuta.

👉 La verifica viene fatta sulla giacenza media complessiva dei conti presso lo stesso intermediario.


Quando NON si paga l’imposta di bollo

Non si paga l’imposta di bollo sui conti correnti se:

  1. la giacenza media annua è inferiore o pari a 5.000€
  2. oppure si rientra in una delle categorie esenti (ETS, ASD, ecc.)


⚖️ Normativa di riferimento

L’imposta di bollo sui conti correnti è disciplinata principalmente da:

  1. D.P.R. 26 ottobre 1972 n. 642
  2. D.L. 201/2011 (convertito nella Legge 214/2011)

Queste norme stabiliscono modalità, importi ed eventuali esenzioni.


🧾 Chi deve pagare l’imposta di bollo

In linea generale, l’imposta è dovuta da:

  1. Società (Srl, Spa, ecc.)
  2. Enti con personalità giuridica
  3. Persone fisiche (in misura ridotta, solo oltre i 5.000€ di giacenza media)

Tuttavia, non tutti sono obbligati al pagamento.


🟢 Esenzioni dal 2026: cosa cambia davvero

Dal 1° gennaio 2026, vengono introdotte importanti esenzioni strutturali.

Soggetti esenti a regime:

  1. Enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS
  2. Associazioni e società sportive dilettantistiche iscritte al RASD (se senza scopo di lucro)


👉 L’esenzione riguarda:

  1. conti correnti
  2. documenti
  3. comunicazioni bancarie


Condizione fondamentale: utilizzo esclusivo per finalità istituzionali.


📂 Come ottenere l’esenzione

L’esenzione non è automatica: va richiesta. È necessario:

✔️ Conto intestato all’ente

✔️ Utilizzo per attività istituzionali

✔️ Presentazione di una dichiarazione sostitutiva alla banca


📑 Documentazione richiesta (casistiche principali)

ONLUS

  1. Autocertificazione firmata dal legale rappresentante
  2. Certificato di attribuzione del codice fiscale
  3. Iscrizione al RUNTS

APS (Associazioni di Promozione Sociale)

  1. Autocertificazione
  2. Iscrizione al RUNTS

ASD e SSD

  1. Iscrizione al Registro RASD
  2. Autocertificazione
  3. Utilizzo del conto per fini non lucrativi


👉 In assenza di questi requisiti, l’imposta è dovuta integralmente.


⚠️ Attenzione: errori frequenti

Molti soggetti perdono il diritto all’esenzione per errori operativi:

  1. utilizzo promiscuo del conto
  2. mancata comunicazione alla banca
  3. documentazione incompleta

👉 Risultato: addebito automatico dell’imposta.


🧠 Impatto pratico: perché è rilevante

Anche se può sembrare un costo marginale, nel tempo può diventare significativo:

  1. più conti = più imposta
  2. gestione inefficiente = costi inutili
  3. mancata esenzione = perdita di benefici fiscali


Per aziende e associazioni, è quindi un elemento da ottimizzare nella gestione finanziaria.


📊 Conclusione

L’imposta di bollo resta un costo strutturale del sistema bancario italiano, ma con le novità del 2026 si aprono opportunità concrete di risparmio per molti enti.

👉 Il punto chiave non è solo sapere quanto si paga, ma verificare se si ha diritto a non pagarlo.

Una corretta gestione amministrativa e fiscale può fare la differenza.


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